Storia di Haiti

Dalle origini all’indipendenza

Si è soliti a iniziare la storia di Haiti, partendo dal famoso viaggio di Colombo, che nel 1492 sbarcò proprio sulle coste di Hispaniola, l’isola che oggi comprende anche la Repubblica Dominicana.

In realtà la storia dell’isola comincia molto prima, infatti già a partire da diversi millenni prima di Cristo, è abitata da indigeni provenienti dal centro e sud America, che sviluppano una società prospera e ben avanzata, tanto che all’arrivo degli spagnoli vi è già una numerosa popolazione (le stime variano molto, tra 100’000 e 3’000’000 abitanti).

Subito gli indigi vennero schiavizzati per lavorare nelle piantagioni e nelle miniere. Tutti i tentativi di rivolta furono brutalmente repressi. Ciò, unitamente alle malattie importate dall’Europa, alle durissime condizioni di vita e alle carestie, portò in mezzo secolo all’estinzione pressoché completa dei nativi. Nel frattempo  inizia l’importazione dei primi schiavi dalle coste dell’Africa.

Con il progredire delle conquiste spagnole, nel centro e sud America comincia un periodo di decadenza e la parte occidentale di Hispagnola viene ceduta nel 1667 ai francesi, i quali, grazie all’uso massiccio di schiavi africani, la rendono una delle colonie più importanti al mondo per la produzione di zucchero e caffé.

La popolazione era composta in larghissima maggioranza da schiavi neri, e in minima parte da meticci e bianchi, con questi ultimi che detenevano il potere. Questa situazione di sfruttamento condusse a proteste e ribellioni da parte dei gruppo sociali oppressi, perlopiù represse con violenza dall’esercito coloniale. Tuttavia in Europa cominciavano a soffiare venti di rivoluzione i cui ideali spinsero dapprima il riconscimento dei diritti dei mulatti e dei neri liberi alla fine del ‘700.

Intanto anche gli schiavi si ribellano e sotto la guida del generale Louverture, ancor oggi riconosciuto come eroe nazionale, sconfiggono l’esercito coloniale francese e anche quello spagnolo nella parte orientale dell’isola. Interviene l’esercito di Bonaparte che, nonstante la cattura e l’uccisione di Louverture, viene sconfitto. Nel 1804 Haiti, è il primo stato nero al mondo a dichiarare l’indipendenza, ragion per cui ancora oggi, nonostante la situazione precaria in cui versa, resta un simbolo per la liberazione dal colonialismo e dalla schiavitù.


Dal 1910 ad oggi

A partire dal 1910 Haiti vive un periodo di parziale prosperità scaturita da un governo solido. La fertilità economica spinge gli USA ad interessarsi ad Haiti. Così, dopo la colonizzazione spagnola e francese, gli americani cercano sbocchi sull’oceano puntando proprio su questa terra.

L’occupazione militare a stelle e strisce ha inizio nel 1915 e si protrae fino al 1934. Il lungo periodo di presenza sul territorio è giustificato dal fatto che gli USA installano, lungo questo arco temporale, un governo haitiano che risulta però essere più succube che indipendente. Ciò nonostante il popolo non si lascia intimorire e punta al rinnovamento delle gesta degli antenati costirngendo alla fuga le truppe americane (1934). Più in là, la crisi mondiale e politici poco carismatici riportano Haiti in uno stato di miseria generale.

Nel settembre 1957, il popolo elegge a presidente François Duvalier (Papa Doc/dottore), con il sostegno delle persone di colore. Immediatamente s’instaura un sistema dittatoriale (pena di morte, abolizione dei partiti, tontons macutes). In seugito, represse le rivolte nel sangue, Papa Doc si autoproclama presidente a vita. Con la modifica della costituzione poi Duvalier permette al figlio di succedergli. Alla sua morte (1971) Jean Claude (19 anni, Baby Doc) continua il terrore del regime dittatoriale.

La popolazione, sempre più povera e scontenta, inizia ad emigrare verso le Bahamas e la Florida. Successivamnte, nel 1986, Jean Claude fugge in Francia. Seguono quindi brevi periodi dittatoriali di pretendenti emuli dei Duvalier che non hanno però successo.

Nel 1990 il popolo elegge il salesiano Jean Bertrand Aristide a nuovo presidente. Difensore dei poveri, s’inimica l’esercito che lo destitusce già nel 1991. Il sistema militare trova quindi l’opposizione degli USA e degli Stati americani, come anche dell’ONU che di conseguenza decreta il blocco economico di un paese già agonizzante. Nel 1994 le truppe americane intervengono e Aristide torna al potere. Gli succede René Preval. La costituzione gli permette di essere rieletto, cosa che avviene nel 2001. (Legge sulla rielezione immutata ad oggi).

La grande crisi, l’incapacità di Aristide di continuare la sua politica e una personalizzazione del potere lo inimica al popolo e lo costringe a fuggire nel 2004 (Africa del Sud). Oggi, rimpatriato, vive a Port au Prince.

Il terremoto del 2010 riporta nel caos il paese, già di per sé in difficoltà politica. Nel 2011 viene eletto a presidente un cantante senza esperienza politica, Michel Martelly il quale, già in passato, aveva paradossalmente espresso appoggio ai dittatori. Totalmente incapace di governare e di riorganizzare il paese, non fa altro che peggiorare considerevolmente la situazione locale. Ciò nonostante il cantante viene soprannonimato “Sweet Marty” e fa grandi concerti in ogni parte del paese.

Nel 2015 non si riesce a trovare un presidente e l’assemblea nazionale, in modo arbitrario, elegge Jocelyn Prevert (della regione dei Nippes) con il compito di indire elezioni ma solo dopo aver fatto fronte all’uragano Matthew.


Situazione Attuale

Nell’ottobre 2016 viene eletto con grande maggioranza Jovenel Moïse. Oggi, lo stesso presidente acclamato un anno fa, è largamente contestato dalla piazza. Incapace di mantenere le promesse (lotta contro la corruzione, sradicamento della povertà, creazione di posti di lavoro), senza conoscenze e appoggi internazionali (mai aveva fatto politica), viene abbandonato dal parlamento per due volte e in seguito boccia il preventivo per il biennio. Questo rende inoperoso il governo che cerca consensi con la carovana che gira nel paese promettendo aiuti e miglioramenti delle condizioni di vita.


Il terremoto

Il 12 gennaio 2010 alle ore 21:53:09 (16:53 ora locale) un violento terremoto di  magnitudo 7.3, seguito da numerose repliche di intensità superiore a 5.0, colpì l’entroterra di Haiti in prossimità della capitale Port-Au-Prince.

Il numero di vittime e l’entità dei danni materiali provocati dal sisma rimasero sconosciuti per un certo periodo, ma immediatamente apparvero ingenti, con notizie che indicavano un numero di morti compreso tra decine di migliaia e 500.000. Secondo la croce rossa internazionale il terremoto avrebbe coinvolto più di 3 milioni di persone e 222.517 persone sarebbero rimaste uccise e 300.000 ferite. Molti edifici della capitale, compresi i quattro ospedali cittadini, il palazzo nazionale e la sede del parlamento , la cattedrale, il quartier generale della missione ONU di peacekeeping Minustah, andarono distrutti o furono gravemente danneggiati.

Dieci mesi dopo la situazione si aggravò ulteriormente a causa di un’epidemia di colera che si diffuse tra la popolazione haitiana e che comportò altri casi di morte.

Al tempo gran parte degli edifici pubblici, compresi aeroporti e palazzi del governo, erano occupati dalle forze armate USA che avevano dislocato centinaia di mezzi blindati, accampamenti e arsenali in tutta l’isola, creando inizialmente contrasti con le forze dell’ONU.

haiti

Alcuni indicatori per Haiti

Classi età: 0-14 anni 33.3%

15-29 anni 30.6%

60-74 anni 5.2%

75+ anni 1.2%

Speranza di vita: U 52 anni D 54

Tasso di analfabetismo: 40%

Tasso di disoccupazione: 40%

Accesso a acqua potabile: 57.7%

Medici: 3.1 per 1000 abitanti

Posti letto in ospedale: 1.3 per 1000 abitanti

Popolazione sotto livello povertà: 69%

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