12 gennaio 2010: una catastrofe da non dimenticare

di Mauro Clerici, presidente Conferenza Missionaria della Svizzera italiana

Noi siamo arrivati a Port au Prince in luglio del 2010, 6 mesi dopo il terribile terremoto del 12 gennaio. Siamo arrivati in autobus via Santo Domingo. Man mano che avanzavamo verso la capitale, vedevamo i segni della catastrofe (strade distrutte, palazzi e case implosi, mercati sulle strade, affollamento di gente per le strade, macerie sparse ovunque). Si vedevano però già alcuni segni di ripresa: piccoli cantieri, lavoratori sui marciapiedi, vendite di cemento e lamiere. Lo spettacolo era ancora più desolante perché il tempo era piovoso e il caldo pesante, umido. Eravamo una ventina di ticinesi all’inizio del campo estivo, in campagna, nel Nippes che poi sarebbe stato terreno per la missione diocesana. Ci aspettavamo una capitale desolante, ma quello che vedevamo era peggiore di quello che ci aspettavamo. E inesorabilmente tutti si sono lanciati in scatti fotografici. Continue reading “12 gennaio 2010: una catastrofe da non dimenticare”

Chi fa da sé, fa per tre, chi fa in tre…

La classica squadra di operai haitiani è composta da tre persone. Il “Boss”, ovvero il caposquadra, in teoria dovrebbe saperne di più, ma in pratica fa solo l’osservatore. Poi c’è il “sübit sota”, l’unico che veramente ci mette le mani. Infine c’è il “ball-boy”, ovvero quello che porta gli attrezzi, passa il telefono al boss, tiene ferma la scala, cerca di impedire che il sübit sota faccia troppo disastri, ecc… Il fatto è che il ball-boy è tartassato dai suoi due superiori che lo tengono a bacchetta, felici di far valere il loro status più elevato.

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Primo mese ad Haiti

È già trascorso un mese dal nostro arrivo ad Haiti e in questo periodo sicuramente siamo già un po’ cambiati, sia nella gestione della vita quotidiana, sia nel nostro modo di vedere e pensare sul mondo che ci circonda.

Ora le nostre giornate sono scandite dal sole e non dall’orologio. Alla mattina ci alziamo all’alba non con la sveglia del telefono, ma con i suoni della natura e della gente che inizia le proprie attività appena c’è luce.

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Finalmente acqua!

Quando siamo arrivati ad Haiti, quasi un mese fa, le riserve d’acqua della casa erano esaurite causa del blocco del paese e da allora abbiamo attesto invano che arrivasse dell’acqua attraverso la rete locale. Dapprima ci hanno detto che mancana diesel per far funzionare la pompa del pozzo, così siamo corsi a comprarne un bidone, poi ci hanno detto che i vicini chiudevano le valvole della rete per far arrivare l’acqua a loro, poi c’era un problema di pressione, ecc… Oltre che preoccupati eravamo anche un tantino snervati, visto che ai nostri vicini invece l’acqua era arrivata!

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Poveri al servizio dei poveri

Tra i luoghi più tristemente famosi per le condizioni di vita inumane ad Haiti sono le prigioni e, quando Père David ci ha proposto di andare a fare una visita alla prigione di Anse-à-Veau assieme a lui, abbiamo subito accettato.

Già l’equipe che ci ha preceduto, in collaborazione con Justice et Paix della diocesi, aveva iniziato a visitare regolarmente i carcerati distribuendo beni per l’igiene personale e noi avevamo accompagnato Nicole in occasione della nostra visita l’anno scorso. Nonostante conoscessimo già la situazione non si è mai realmente preparati…

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Incontri sulla porta di casa

La nostra casa non si trova su una via principale, eppure tanta gente passa, molti sono incuriositi dalla presenza di due “blan”, diversi salutano chiedendoci come stiamo “Kouman ou ye?” e qualcuno, un po’ più coraggioso viene fino sulla porta di casa.

Abbiamo appena passato la nostra terza settimana di permanenza ad Haiti, ma già possiamo raccontare di qualcuno di questi incontri.

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Haiti un cammino di salvezza

Riflessioni sull’esperienza missionaria di Nicola di Feo, rientrato in estate da Haiti dove ha seguito, come cooperante, il progetto di sostegno alla scuola promosso dalle diocesi di Lugano e di Anse-à-Veau/Miragoâne

Siamo chiamati ad essere parte di una storia di liberazione, eppure si reiterano spaccati di dolore che scardinano l’uomo dalla sua vocazione. Il piccolo di Betlemme non è sceso a compromessi. Idolatriamo statuette mentre i protagonisti di quel presepe, in ogni luogo della terra, sono spogliati della loro dignità e quindi della loro stessa identità di fratelli e figli. Viviamo una storia ingiusta e non è una giustificazione che sempre fu cosi. Continue reading “Haiti un cammino di salvezza”

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