Una vera giornata missionaria

Seba: oggi Mery lavora al dispensario, invece io resto a casa per lavorare alla mattina con il nostro collaboratore nella preparazione dell’orto e il pomeriggio per scrivere una parte del programma che vorrei proporre per il corso pilota di formazione per per docenti. Facciamo colazione assieme e poi la saluto mentre parte con il fuoristrada. Conosco la strada che deve fare, il posto dove lavora e che verso le 16:00 tornerà, per cui sono tranquillo.

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Unità di misura

Nicole, la missionaria ticinese che ci ha preceduti, aveva iniziato grazie al sostegno dell’associazione Santa Lucia di Massagno, la bella azione di offrire un bicchiere di latte e miele agli allievi delle scuole di Plaisance. Con piacere prendiamo quindi l’impegno di proseguire con questa attività che permette a circa 280 bambini di assumere una carica nutritiva importante per poter seguire le lezioni che altrimenti molti di loro dovrebbero affrontare a stomaco vuoto.

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I bambini di Cité Soleil

Un mese fa abbiamo svolto un’attività di cui non abbiamo ancora scritto che però, a nostro avviso, merita di essere ricordata.

Père David, con il quale eravamo andati a visitare la prigione di Anse-à-Veau, aveva portato al centro di « Life Teen » , un’associazione americana per aiutare i giovani, un gruppo di bambini e ragazzi provenienti Cité Soleil, la più grande baraccopoli di Port au Prince, nonchè dell’intero emisfero nord.

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Una giornata all’ospedale di Miragoâne

Se c’è un aspetto della situazione di Haiti che merita una discussione, questo è sicuramente il sistema sanitario. Come medico, da qualche mese senza attività a diretto contatto con gli ammalati e dopo anni intensissimi di clausura in ospedale, stavo cominciando a mostrare i sintomi di una vera e propria crisi di astinenza da “struttura sanitaria”. Dopo aver ricevuto l’autorizzazione dal Ministero della Salute per svolgere ufficialmente la professione di medico ad Haiti, oggi ho avuto l’occasione di trascorrere un giorno all’ospedale St. Therese di Miragoane.

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12 gennaio 2010: una catastrofe da non dimenticare

di Mauro Clerici, presidente Conferenza Missionaria della Svizzera italiana

Noi siamo arrivati a Port au Prince in luglio del 2010, 6 mesi dopo il terribile terremoto del 12 gennaio. Siamo arrivati in autobus via Santo Domingo. Man mano che avanzavamo verso la capitale, vedevamo i segni della catastrofe (strade distrutte, palazzi e case implosi, mercati sulle strade, affollamento di gente per le strade, macerie sparse ovunque). Si vedevano però già alcuni segni di ripresa: piccoli cantieri, lavoratori sui marciapiedi, vendite di cemento e lamiere. Lo spettacolo era ancora più desolante perché il tempo era piovoso e il caldo pesante, umido. Eravamo una ventina di ticinesi all’inizio del campo estivo, in campagna, nel Nippes che poi sarebbe stato terreno per la missione diocesana. Ci aspettavamo una capitale desolante, ma quello che vedevamo era peggiore di quello che ci aspettavamo. E inesorabilmente tutti si sono lanciati in scatti fotografici. Continue reading “12 gennaio 2010: una catastrofe da non dimenticare”

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