Incontro con le comunità di Baradères e Rivière Salée

Settimana scorsa Francisco ha iniziato gli incontri con le comunità di Rivière Salée e Baradères, due località molto discoste all’estremo ovest dei Nippes. L’obiettivo di questi incontri consiste nell’animare le comunità per farle sentire parte integrante della scuola e coinvolgerle attivamente. Ad Haiti infatti le scuole, e quelle parrocchiali in particolare, per funzionare (sia finanziariamente che logisticamente) necessitano del coinvolgimento delle comunità locali.

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In cammino per il Sinodo diocesano

Nel mese di febbraio 2020, la Diocesi di Anse-à-Veau e Miragoâne ha lanciato il suo primo Sinodo diocesano, che terminerà a novembre con il dodicesimo anniversario della sua fondazione. Sulla scia del Sinodo dell’Amazzonia e del Mese Missionario straordinario del 2019 abbiamo accolto con entusiasmo questo evento particolare e importante per la Chiesa locale, che ci ha caldamente invitato a parteciparvi.

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Si comincia con la formazione!

A tre mesi dal nostro arrivo ad Haiti, finalmente oggi abbiamo iniziato la parte ufficiale del progetto della CMSI riguardante il miglioramento della qualità dell’insegnamento nelle scuole presbiterali dei Nippes. L’incontro di oggi con i direttori delle scuole che prenderanno parte alla fase pilota, era stato preceduto da un’altro con tutti i collaboratori locali che aiuteranno nella realizzazione e in futuro ne prederanno le redini.

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Le suore di Miragoâne

Abbiamo conosciuto le suore della congregazione del cardinal Ciriaco Maria Sancha qualche anno fa, grazie alla loro amicizia con Francisco. La congregazione de las Hermanas de la Caridad furono fondate dal beato Sancha nel 1869 a Santiago di Cuba e ora sono presenti in 11 paesi dell’AL, seguendo sempre il loro carisma che è educare ragazze, seguire anziani e malati e organizzare scuole professionali, con particolare attenzione ai ceti più poveri.

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Una vera giornata missionaria

Seba: oggi Mery lavora al dispensario, invece io resto a casa per lavorare alla mattina con il nostro collaboratore nella preparazione dell’orto e il pomeriggio per scrivere una parte del programma che vorrei proporre per il corso pilota di formazione per per docenti. Facciamo colazione assieme e poi la saluto mentre parte con il fuoristrada. Conosco la strada che deve fare, il posto dove lavora e che verso le 16:00 tornerà, per cui sono tranquillo.

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Unità di misura

Nicole, la missionaria ticinese che ci ha preceduti, aveva iniziato grazie al sostegno dell’associazione Santa Lucia di Massagno, la bella azione di offrire un bicchiere di latte e miele agli allievi delle scuole di Plaisance. Con piacere prendiamo quindi l’impegno di proseguire con questa attività che permette a circa 280 bambini di assumere una carica nutritiva importante per poter seguire le lezioni che altrimenti molti di loro dovrebbero affrontare a stomaco vuoto.

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I bambini di Cité Soleil

Un mese fa abbiamo svolto un’attività di cui non abbiamo ancora scritto che però, a nostro avviso, merita di essere ricordata.

Père David, con il quale eravamo andati a visitare la prigione di Anse-à-Veau, aveva portato al centro di « Life Teen » , un’associazione americana per aiutare i giovani, un gruppo di bambini e ragazzi provenienti Cité Soleil, la più grande baraccopoli di Port au Prince, nonchè dell’intero emisfero nord.

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Una giornata all’ospedale di Miragoâne

Se c’è un aspetto della situazione di Haiti che merita una discussione, questo è sicuramente il sistema sanitario. Come medico, da qualche mese senza attività a diretto contatto con gli ammalati e dopo anni intensissimi di clausura in ospedale, stavo cominciando a mostrare i sintomi di una vera e propria crisi di astinenza da “struttura sanitaria”. Dopo aver ricevuto l’autorizzazione dal Ministero della Salute per svolgere ufficialmente la professione di medico ad Haiti, oggi ho avuto l’occasione di trascorrere un giorno all’ospedale St. Therese di Miragoane.

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12 gennaio 2010: una catastrofe da non dimenticare

di Mauro Clerici, presidente Conferenza Missionaria della Svizzera italiana

Noi siamo arrivati a Port au Prince in luglio del 2010, 6 mesi dopo il terribile terremoto del 12 gennaio. Siamo arrivati in autobus via Santo Domingo. Man mano che avanzavamo verso la capitale, vedevamo i segni della catastrofe (strade distrutte, palazzi e case implosi, mercati sulle strade, affollamento di gente per le strade, macerie sparse ovunque). Si vedevano però già alcuni segni di ripresa: piccoli cantieri, lavoratori sui marciapiedi, vendite di cemento e lamiere. Lo spettacolo era ancora più desolante perché il tempo era piovoso e il caldo pesante, umido. Eravamo una ventina di ticinesi all’inizio del campo estivo, in campagna, nel Nippes che poi sarebbe stato terreno per la missione diocesana. Ci aspettavamo una capitale desolante, ma quello che vedevamo era peggiore di quello che ci aspettavamo. E inesorabilmente tutti si sono lanciati in scatti fotografici. Continue reading “12 gennaio 2010: una catastrofe da non dimenticare”

Chi fa da sé, fa per tre, chi fa in tre…

La classica squadra di operai haitiani è composta da tre persone. Il “Boss”, ovvero il caposquadra, in teoria dovrebbe saperne di più, ma in pratica fa solo l’osservatore. Poi c’è il “sübit sota”, l’unico che veramente ci mette le mani. Infine c’è il “ball-boy”, ovvero quello che porta gli attrezzi, passa il telefono al boss, tiene ferma la scala, cerca di impedire che il sübit sota faccia troppo disastri, ecc… Il fatto è che il ball-boy è tartassato dai suoi due superiori che lo tengono a bacchetta, felici di far valere il loro status più elevato.

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Primo mese ad Haiti

È già trascorso un mese dal nostro arrivo ad Haiti e in questo periodo sicuramente siamo già un po’ cambiati, sia nella gestione della vita quotidiana, sia nel nostro modo di vedere e pensare sul mondo che ci circonda.

Ora le nostre giornate sono scandite dal sole e non dall’orologio. Alla mattina ci alziamo all’alba non con la sveglia del telefono, ma con i suoni della natura e della gente che inizia le proprie attività appena c’è luce.

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Finalmente acqua!

Quando siamo arrivati ad Haiti, quasi un mese fa, le riserve d’acqua della casa erano esaurite causa del blocco del paese e da allora abbiamo attesto invano che arrivasse dell’acqua attraverso la rete locale. Dapprima ci hanno detto che mancana diesel per far funzionare la pompa del pozzo, così siamo corsi a comprarne un bidone, poi ci hanno detto che i vicini chiudevano le valvole della rete per far arrivare l’acqua a loro, poi c’era un problema di pressione, ecc… Oltre che preoccupati eravamo anche un tantino snervati, visto che ai nostri vicini invece l’acqua era arrivata!

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