Siamo tutti coinvolti

È un po’ che manchiamo di fermarci per raccontare. L’entusiasmo di aver iniziato il Progetto nel piccolo villaggio di Plaisance ha assorbito pensieri, speranza e muscoli, e finalmente ci ha rimesso al nostro posto accanto a una Comunità molto povera eppure capace di restituirci tanto in pochissimi giorni.

Ma non è del Progetto che intendo parlare oggi, o meglio, non direttamente. Oggi sento la necessità di raccontare una situazione che non mi ha visto protagonista e che io stesso ho sentito raccontare.

Siamo reduci da una bella esperienza di condivisione con Maria Laura, Seba e Rodolfo che ci hanno fatto visita condividendo qualche giorno con noi.
Mentre io, Francisco e l’équipe locale lavoravamo al piccolo villaggio di Plaisance, Nicole e i nostri ospiti hanno visitato la prigione di Miragoâne. Grazie all’aiuto della CMSI e di Caritas Ticino, abbiamo donato materiale d’igiene per i detenuti.

Non cercherò di raccontare cosa non ho visto, forse lo farà Nicole, se non di una persona che hanno incontrato in questa circostanza. Siamo in una piccola struttura fatiscente con piccole celle strapiene dove i detenuti vivono nei loro stessi escrementi, l’odore è insopportabile, ma tutto questo non è ancora abbastanza. In una piccola cella c’è un uomo, uno solo. Potrebbe sembrare un privilegio se non fosse che quest’uomo è nudo, sdraiato a terra a faccia in giù su quelli stessi escrementi, apparentemente senza forza per risollevarsi. Il privilegio di essere solo sembra dipendere dal fatto che aveva la tubercolosi. È chiaro che oltre alla responsabilità che l’ha portato in prigione sta pagando con la sua stessa vita la violazione di ogni diritto umano che capita ogni istante in quel piccolo inferno dimenticato e protetto dall’indifferenza.

Probabilmente quando leggerete quest’articolo quest’uomo senza nome sarà morto, ma non nella mia coscienza e sicuro non nella coscienza di Nicole, Maria Laura, Seba e Rodolfo che l’hanno incontrato. Mentre Nicole per telefono mi raccontava stavamo svuotando dalle macerie due piccole scuole distrutte del villaggio di Plaisance. Per tutto il giorno, ogni pietra che ho mosso è stata una preghiera per quell’uomo. La preghiera che quanto stiamo tentando di fare abbia un senso e gli restituisca il valore e la dignità di figlio. La speranza che quel piccolo edificio distrutto domani sarà abitato da bimbi capaci di cambiare questo paese perché pervasi di gratitudine per la vita, con sapienza per servire la giustizia, con occhi compassionevoli ricolmi di speranza.
Quell’uomo mi ha detto chiaramente, nel silenzio della sua morte, che non possiamo mancare alla responsabilità di pretendere un mondo diverso dove nessun altro passi da quella Croce. Ognuno di noi è corresponsabile perché non c’è gerarchia su questa terra che legittimi questa circostanza, perché si tratta di un essere umano, di un figlio agli occhi di Dio, di una creatura nata da un atto d’amore e ad esso è consegnata la sua sorte e non c’è discussione perché comunque non potrebbe rispondere.

La mia fede combatte ogni giorno con il dubbio, ma oggi voglio pregare…

Signore della vita rincorro la speranza che Tu gli fossi accanto nel momento della fine,
che il Tuo respiro abbia coinciso col suo e anche se fosse stato per un solo istante abbia rincorso il Tuo sguardo.
Signore della vita anima i nostri cuori per combattere e moltiplicati in ogni piccolo luogo dove altri attraversano la stessa agonia, perché unica, possibile e plausibile speranza.
Signore della vita, oggi anelo a non perdere mai la forza di rispondere a un grido di dolore.
Signore dell’amore, portalo con te, noi conserveremo il suo ricordo.

Nicola

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One thought on “Siamo tutti coinvolti

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  1. Grazie Nicola, mi unisco alla tua preghiera per il fratello vittima del Male che lavora nel Cuore dell’uomo fino a renderlo insensibile, refrattario. La Parola ci invita a non lasciare che il nostro Cuore si “indurisca”! Un caro abbraccio a tutti.

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