Bello tornare!

Bello tornare qui. Haiti forte della sua bellezza quanto incapace di conservarla.
Le manifestazioni non sono finite, ora si prende fiato, ma l’opposizione non smette di fomentare la protesta perché vuole le dimissioni del Presidente. Niente Carnevale quest’anno, la situazione politica ha tolto anche questo, forse la festa più sentita a queste latitudini.
In mezzo a questo scompiglio di avvenimenti la gente è sempre la stessa, sguardi attenti e accoglienti hanno accompagnato il mio ritorno.
I tempi restano quelli di un paese che non ha tempo, che durante le manifestazioni ha portato al livello 4 (il massimo) l’allerta delle Nazioni Unite, che ha un continuo deprezzamento della moneta, un rialzo dei prezzi alle stelle e un debito con il Venezuela impossibile da risanare. Ha un Presidente che non risponde al Paese e un’opposizione che alimenta il disordine per ottenere il potere.
Le nostre scuole, come tutte le altre, devono aspettare che torni la normalità, è l’educazione dei bimbi già di per sé carente, si accorcia ulteriormente. Noi cerchiamo di farci trovare pronti perché non si perdi un minuto di più.
Questa prima metà dell’anno vorremmo consolidare il lavoro fatto nella Comunità di Plaisance, avvicinarci alla realtà di Baradères dove sono dislocate sulle montagne 13 piccole scuole presbiterali, sicuramente le più remote del Dipartimento del Nippes, riflettere su come sviluppare l’esperienza di atelier che abbiamo attivato per la fabbricazione di banchi e tavoli perché divenga generatrice di risorse economiche a beneficio delle scuole, cercare una strada che possa rispondere al desiderio della nostra Caritas Ticino di attivare percorsi formativi in ambito agricolo per studenti che, terminato il ciclo fondamentale, non hanno alcuna possibilità se non lavorare il campo di famiglia, perché questa prospettiva possa acquisire dignità e possibilità di sviluppo per la loro stessa Comunità.
Per quanto siamo realisti questo vorremmo fare e non importa se è tanto, se sembra impossibile visto il gran disordine del paese, non temiamo la frustrazione di non riuscire perché non cerchiamo gloria in questo, l’unica sconfitta sarebbe adeguare fede e pensiero ad una mediocrità. Il cristiano che è chiamato ad essere santo non ha forse da percorrere un cammino di gran lunga più complesso?!
Fosse solo un piccolo passo in questa direzione fatto accanto alle persone che incontreremo, rimarcherà che non sono soli, che c’è una Chiesa di uomini che cammina insieme.

Nicola di Feohaiti

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