Ascoltiamo la voce dell’Amazzonia

Da alcuni giorni si sta svolgendo il sinodo sull’Amazzonia, fortemente voluto da Papa Francesco che riunisce a Roma 184 vescovi provenienti dalle regioni amazzoniche di Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Guyana francese, Suriname, Perù e Venezuela.

Perchè è così importante?

È importante perchè tratta di temi che non riguardano solo la Chiesa, né solo l’Amazzonia, bensì di portata globale che concernono ogni uomo e donna, indipendentemente dal credo e dalla nazionalità.

Partiamo però da alcune premesse: la regione Amazzonica è uno dei polmoni della Terra, ricchissima di risorse e forme di vita. In essa vivono da decine di migliaia di anni centinaia di gruppi di Indios, che hanno sviluppato una ricca cultura e religiosità caratterizzata dal profondo rispetto per la natura con la quale vivono in equilibrio secondo il concetto del “ben-vivir”, del ben-vivere, contrapposto a quel ben-avere che, nella mentalità oggi dominante, coincide con il benessere.

Tutto ciò è messo in grave pericolo dallo sfruttamento sfrenato, giustificato da motivi economici ed egoistici. Ne sono un esempio i recenti incedi della foresta che hanno bruciato una superficie pari alla Germania, appiccati volontariamente per aumentare le aree coltivate a soia, mais e canna da zucchero (si veda ad esempio il documentario Amazonia: deforestazione made in Italy). Queste colture non alimentano il sud America, ma servono quali materie prime per la produzione di carne e carburanti di cui solo i ricchi approfittano.

Questo incontro è stato preceduto da un lungo periodo di preparazione in cui sono state coinvolte le popolazioni indios chiedendo loro quali problemi vivono, quale tipo di Chiesa desiderano e come dovrebbe porsi nei loro confronti.

Le proposte principali contenute nel documento preparatorio che sono in discussione possono essere così riassunte:

  • Un tipo di Chiesa in grado di adattarsi che testimoni la possibilità di vivere pienamente il Vangelo nel profondo rispetto delle culture locali che sia stabilmente presente tra i popoli indios.
  • Una decisa e chiara presa di posizione a favore del rispetto e della tutela dell’Amazzonia, che non venga più vista come una fonte di materie prime da depredare, ma come una terra sacra legata in modo indissolubile ai popoli che la abitano

In generale, la prima richiesta, è un grido da parte di tutti i popoli oppressi, le minoranze, i deboli che chiedono al mondo il diritto di vivere (non chiedono il lusso né l’abbondanza!) ed essere considerate. Si tratta di popolazioni impoverite a causa dello sfruttamento delle loro stesse risorse, da parte del sistema economico (di cui facciamo parte anche noi) che non guarda in faccia a nessuno, guidato dall’unica logica del profitto e del potere.

Per quello che riguarda la seconda richiesta, viene messo in evidenza come il necessario rispetto per l’ambiente, non può essere separato dal rispetto per i popoli che lo abitano. Il concetto di “ecologia integrale” coniato da Papa Francesco, ci invita ad essere coscienti che siamo tutti parte della creazione, se la maltrattiamo è come se maltrattassimo noi stessi.

Vivere il Vangelo, così come mostrato da Gesù, in difesa dei piccoli, dei poveri, degli oppressi, è quindi sinonimo di rispetto delle diversità culturali/sociali e dell’ambiente. Oggi tutta l’umanità che soffre ci invita a seguire queste indicazioni. È giunto il momento non solo di ascoltare, ma mettere in pratica il cambiamento nella vita quotidiana, coscienti del fatto che siamo solo ospiti e non padroni della Terra.

Ringraziamo Soave, nostra formatrice durante il corso, biblista da 30 anni missionaria laica in Brasile, per aver condivisio con noi la sua esperienza di vita tra i popoli nell’Amazionia, averci aiutato a capire l’importanza di questo Sinodo e per le foto messeci a disposizione.

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