Haiti un cammino di salvezza

Riflessioni sull’esperienza missionaria di Nicola di Feo, rientrato in estate da Haiti dove ha seguito, come cooperante, il progetto di sostegno alla scuola promosso dalle diocesi di Lugano e di Anse-à-Veau/Miragoâne

Siamo chiamati ad essere parte di una storia di liberazione, eppure si reiterano spaccati di dolore che scardinano l’uomo dalla sua vocazione. Il piccolo di Betlemme non è sceso a compromessi. Idolatriamo statuette mentre i protagonisti di quel presepe, in ogni luogo della terra, sono spogliati della loro dignità e quindi della loro stessa identità di fratelli e figli. Viviamo una storia ingiusta e non è una giustificazione che sempre fu cosi. Tra pochi giorni ad Haiti come in molte altre parti del mondo dove la sopravvivenza è compromessa da condizioni di miseria indotte, sarà ugualmente Natale e riservo in cuore la speranza che ciascuno possa vivere un attimo di pace perché persuaso di essere amato. Vorrei che si riscoprisse l’appartenenza a un’universalità che non sia solo ideale, ma plausibile perché realizzabile e vincente. Vorrei che gli amici haitiani con cui ho condiviso un pezzo della mia storia camminino su sentieri sicuri, che quel grido “ho sete” sia appagato e il loro desiderio di giustizia sia esaudito. Sono persuaso che dipende da noi, dalle nostre scelte. La politica, l’economia e le ideologie in ultimo hanno fallito, perché avevano la presunzione di sapere senza compassione. Solo la prossimità con chi è vittima di ingiustizia ci consegna la possibilità di essere giusti e co-partecipi di un cammino di liberazione, non è sufficiente riconoscerla e poi in ultimo giustificarla. Ho incontrato molti di quelli che consideriamo gli ultimi della Terra, uomini come me talvolta arroganti e opportunisti, talvolta buoni ed entusiasti, in ogni caso giganti perché, a fronte della loro condizione di vita, mi hanno obbligato a fare una scelta precisa: che uomo volevo essere se “veramente” desideravo realizzare la mia vita e le mie aspirazioni. Non posso e non voglio tacere questa domanda, perché dalla risposta dipende la mia stessa vita. Non distogliamo lo sguardo da chi è in difficoltà, non esauriamo la nostra aspirazione di giustizia compilando un bollettino postale ma approfondiamo l’interesse per quelle storie di sofferenza che incrociamo, condividiamo con chi abbiamo accanto le sollecitazioni che riceviamo, attiviamo nuclei di solidarietà consapevoli e virtuosi che contaminino una realtà addomesticata dalla paura. Ringrazio di cuore Caritas Ticino, perché è la mia piccola Comunità dove tutto questo accade, che pur talvolta incespicando non ha paura di volgere lo sguardo a chi lancia un grido di aiuto e attenzione. In questi ultimi due anni abbiamo incrociato le vicende di Haiti e con lo stesso spirito stiamo immaginando come poter essere anche li, accanto a quei volti che non sono anonime figurine di un pianeta altro, ma uomini tali e quali a noi, parte della stessa Comunità umana chiamata a scrivere una storia diversa. Immaginiamo di supportare alcune piccole comunità montane per dare spazi di formazione e protagonismo ai loro giovani, partendo dal lavoro della terra quale opportunità di relazione col creato e elemento di dignità per chi la lavora a servizio della vita. Attendiamo che la violenza che invade le strade dell’isola in questo periodo, espressione dell’esasperazione di un popolo affamato e ferito, possa riconsegnare spazio alla volontà di ricostruzione di una società nuova, dove ogni bimbo, come accadde a Betlemme, sia ispirazione di un cammino di salvezza, volti fragili e meravigliosi di un’umanità pervasa di beatitudine!

Pubblicato di Caritas Ticino Rivista dicembre 2019
https://www.caritas-ticino.ch/media/rivista/archivio/riv_1904/Di_Feo_Nicola_Haiti.pdf

Di_Feo_Nicola_Haiti

Rispondi

Powered by WordPress.com.

Up ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: