Sulle strade per Rivière Salée

Stamattina sveglia alle 5.30 per poter visitare in giornata la scuola più remota tra quelle con le quali si era ingaggiata l’equipe precedente: Rivière Salée. Sta albeggiando e incantato dal panorama scatto una foto mentre apro la gabbia alle galline e do loro il mais per la giornata.

Ci sono due possibili strade, una più breve, ma sconessa, l’altra più lunga, ma “tranquilla”. Optiamo per la seconda variante e dopo pochi minuti, lascio la guida al nostro chauffeur che ci attende puntuale sulla strada. Facciamo subito il pieno e mi sembra già di essere un local mentre spiego al garzone della pompa quanto diesel ci serve e alla fine gli allungo dal finestrino 3000 gourdes.

Il primo tratto di strada è sulla route nationale, è asfaltata e il traffico è già intenso: tanti mototaxi, tap-tap (taxi comunitari), comionette, fuoristrada e camion stracarichi di merci e persone. Attraversiamo verso sud-ovest tutta la lingua di territorio haitiano sulla quale ci troviamo, fino a raggiungere la costa che seguiamo per un lungo tratto.

Incontriamo tantissimi bambini e ragazzi che stanno andando a scuola, ognuno con la sua bella divisa, diversa a dipendenza dell’istituto. Sembra che tutti stiano bene, solo quando li si vedi con gli abiti normali, ci si accorge della miseria in cui versano molti di loro. La maggior parte va a piedi o in moto taxi. Di sfuggita riesco a fotografarne uno che trasporta ben sette bambini!

Lungo la strada incrociamo un piccolo corteo con tanto di banda di allievi un po’ più grandi. Quelli davanti hanno uno striscione con scritto “Fête des Philosophes de l’école de Saint Luis”. Dapprima dico a Francisco: “Guarda è il tuo corteo!”, dato che è filosofo di formazione, ma lui mi ricorda che qui ad Haiti l’ultimo hanno della scuola media è chiamato “Philo”. I giovani stanno quindi festeggiando l’ultimo anno, quando in realtà mancano ancora 6 mesi di scuola e i primi 4 sono saltati a causa del blocco del paese!

Lasciata la strada nazionale, lo sterrato si fa man mano più aggressivo tantopiù ci inerpichiamo sulle montagne dell’entroterra. Scavalchiamo diverse valli, attraversando paesaggi ogni volta un po’ diversi, ma sempre molto suggestivi. Oltre la località di Plaisance scopriamo una campagna d’altri tempi, con contadini intenti ad arare il campo con il bue e l’aratro di legno.

I versanti più impervi e all’ombra sono ricoperti da boschi misti tra i quali si ergono maestosi alberi simili a baobab, mentre quelli più accessibili sono in gran parte spogli a causa dei tagli per la produzione di carbone. I terreni pianeggianti sono sfruttati come sistemi agroforestali ovvero con alberi fruttiferi, coltivazioni e pascoli a formare un bel patchwork di specie vegetali.

Arrivati a Baradères, dobbiamo lasciare la jeep per proseguire in moto, dato che la strada è troppo dissestata, nonostante disponiamo di un vero fuoristrada. Le moto a dire il vero non sono fatte per questo tipo di terreno, ma qui c’è praticamente solo un modello con il sedile piatto in modo da poter portare tante persone e poi l’abilità dei tassisti compensa le mancanze tecniche del mezzo. A un certo punto il tassista mi fa segno di alzare i piedi, realizzo appena in tempo e stiamo già guadando un fiume e quasi metà della moto è immersa…

Superata l’acqua, la strada diventa molto ripida e piena di solchi, tanto che a un certo punto incrociamo un gruppo di persone che la stanno riparando. Mi sembra di essere un ciclista al Tour de France, quando salendo verso un passo, attraversa la folla di tifosi che ti osserva e grida “blan! blan!” (Modo in cui gli haitinai salutno i bianchi).

Infine scendiamo nuovamente verso la riva del mare, ma prima incrociamo un’altro gruppo di persone che porta su una portantina improvvisata una donna malata verso il dispensario più vicino che stimiamo sia almeno ad ancora un’ora di cammino. Le persone in processione sono tante e si devono dare il cambio. A quanto pare sono partiti da una comunità remota stamattina presto. Anche se siamo in moto non possiamo fare molto per aiutarli, se non sperare che arrivino prima che sia troppo tardi.

Noi finalmente arriviamo alla scuola di Rivière Salée. In realtà si tratta di una cappella, in cui fanno lezione 4 classi di elementari, e la casa in costruzione del parroco, in cui ci sono 3 classi di asilo. Poco lontano c’è una scuola nazionale ancora mezza scoperchiata dal’uragano di 4 anni fa. Ci presentiamo, visitiamo il terreno della parrocchia e parliamo con i maestri. Quello che più ci impressiona è la fatica con cui si esprimono in francese e da quel poco che vediamo l’impatto che hanno sugli allievi è purtroppo scarso. Vorrebbero costruire un nuovo edificio, ma sono convinto che la cosa più urgente di cui hanno bisogno sia una formazione.

Torniamo a Baradères dove ci fermiamo a mangiare e carichiamo la jeep con del materiale che dobbiamo riportare a casa. Decidiamo di tornare per la strada più corta, ma a circa 2/3 del tragitto (tosto), incontriamo un bus fuori uso a bordo strada e, poco oltre, un camion in panne che stava trasportando un carico di carbone. Per trainarlo è già pronto un altro veicolo pesante su cui è stato travasato il prezioso carico. Inizialmente l’operazione di soccorso sembra funzionare, ma poco dopo la strada torna a salire e il camion trainato si sgancia e retrocede senza controllo fino a quando cadendo su un lato, blocca completamente la strada.

Spaventati scendiamo subito a vedere, ma fortunatamente, il conducente non si è fatto niente. Mi chiedo preoccupato come potrà essere sbloccata la strada, dato che siamo in piena montagna, senza niente nel raggio di circa 30 km, ma qui la gente è abituata a ben altri problemi e reagisce in modo molto più pacato di come faremmo noi. Così sconsolati, dobbiamo tornare indietro fino a Baradères e rifare la strade del mattino, ci vorranno almeno 4 ore!

Verso le 18.00 arriviamo a casa che ormai è buio, stanchi e impolverati, ma arricchiti delle tante cose che abbiamo visto. La strada è un palcoscenisco che mette in mostra la vita di Haiti: cose a volte strane, a volte buffe, a volte incredibili, a volte bellissime, a volte tremende, a volte surreali, …

2 thoughts on “Sulle strade per Rivière Salée

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  1. Grazie, è sempre bello leggervi. La corriera che sbanda, il finale dove dite che la strada è un palcoscenico… mi è venuta in mente la canzone del buon De Sfroos, dove racconta della “strada che l’è la tua mamm, Oh la strada che l’è la tua tusa, La strada che l’è un tocc de pan, O la strada che la vusa, Quela strada che l’è una ciulada, E quella strada che l’è una bela tusa…

  2. Carissimi Seba e Maria Laura, che bello leggere le vostre pagine di diario, mi fanno ricordare Calcutta intenti a scrivere il blog per i familiari e gli amici rimasti a casa, ansiosi di ricevere nostre notizie dal… fronte!
    Quando ho visto la moto che trasporta i sette bambini mi sono ricordato della foto scattata da Juan Manuel a Puri della bici-risciò con attaccato dietro un carretto sul quale stipati ci sono una decina di ragazzi – anche loro in divisa – che si recavano a scuola. E’ proprio vero che tutto il mondo è paese!
    Continuate a scriverci e a raccontarci la vostra meravigliosa missione tanto utile e tanto importante.
    Sandro

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