Un’isola sull’isola: racconto di una visita

Il paesaggio dei Nippes è molto variato: pianure coltivate, colline rigogliose o erose dal disboscamento, montagne, fiumi dal percorso tortuoso, laghi, boschi di mangrovie, spiagge più o meno accessibili e … anche un’isola, o meglio, una penisola, raggiungibile solo in barca: la Grand Boucan, villaggio di pescatori, ospita la scuola parrocchiale che abbiamo visitato durante le scorse settimane.

Per raggiungere la Grand Boucan è necessario recarsi a Petit-Trou-de-Nippes oppure a Baradères, dove la mattina presto partono le scialuppe che trasportano materiali (cemento e sacchi di sabbia per le costruzioni), cibo, tutti i beni introvabili sull’isola e i passeggeri per la somma di 500 gourdes (circa 5 franchi). La traversata regala uno spettacolo bellissimo con vista sulle insenature del bosco di mangrovie, sulle le montagne della zona di Baradères e Rivière Salée e sulle acque azzurre. Qualche rifiuto di plastica non si sottrae al paesaggio, purtroppo.

Dopo più di mezz’ora di tragitto si raggiunge il piccolo porto della penisola dove si riuniscono le scialuppe e le canoe dei pescatori. Una sola stradina sterrata attraversa il villaggio di semplici case, nessun veicolo in circolazione, forse una o due moto, che servono per raggiungere due piccole cappelle della parrocchia. Colpisce il fatto di non vedere quasi nessun albero, nemmeno gli onnipresenti banani e gli alberi di papaye che solitamente abbelliscono i cortili delle capanne. Poche persone si aggirano per le stradine in terra battuta, i pescatori sono ancora al largo. Passiamo davanti alla chiesetta, che, costruita ormai quasi 50 anni fa, ha subito gravi danni a seguito del terremoto del 14 agosto 2021 ed è ora inutilizzabile.

Dopo pochi minuti a piedi raggiungiamo la parrocchia e ci rendiamo conto che la situazione è davvero particolare. La casa parrocchiale e la scuola elementare erano ospitate da una grande casa in affitto, purtroppo anch’essa resa inabitabile dal terremoto. Fortunatamente, il grande spazio del cortile e le donazioni ricevute dal Ticino hanno permesso la costruzione di un enorme riparo provvisorio coperto da teloni, dove ogni mattina si radunano per le lezioni 160 bambini dall’asilo alla sesta (equivalente alla prima media). Gli insegnanti e il parroco hanno a disposizione delle capanne fatte di lamiera e una piccola tettoia che funge da refettorio, da direzione, da cappella per la messa, …

Gli allievi sono impegnati con la revisione prima degli esami, si presenta quindi una buona occasione per fare la supervisione di una lezione e dare dei consigli all’insegnante. Al suono della campanella, tutti gli allievi si alzano in piedi e, guidati da un bambino che inizia con voce forte e sicura, recitano una preghiera per ringraziare della giornata, poi uno dopo l’altro escono dal cortile per tornare a casa a piedi.

Terminate le lezioni, si coglie l’occasione per radunare gli insegnanti e proporre una formazione sul metodo di preparazione delle lezioni (una delle maggiori difficoltà dei docenti) portando anche un esempio pratico di attività sul lavaggio delle mani. Malgrado il caldo e la stanchezza il gruppetto partecipa e non ci resta che sperare nell’applicazione di quanto appreso!

Durante il pranzo a base di pesce (unica fonte di cibo presente), il dialogo con Père Castelly, da 3 anni parroco sull’isola, ci fa capire meglio le difficoltà della missione che gli è stata affidata. La vita sulla Grand Boucan è limitata da diversi fattori: la sola acqua dolce disponibile è quella piovana, che deve essere raccolta in una cisterna, a parte il pesce non ci sono altre fonti di cibo perché la terra estremamente rocciosa e il suolo poco profondo non permettono l’agricoltura, tutto deve venir importato rendendo ogni merce cara e preziosa, le uniche professioni svolte sono la pesca e la produzione di carbone con il conseguente disboscamento. La povertà e le malattie sono all’ordine del giorno nelle famiglie numerose. L’unico dispensario, malformato e malfunzionante, non riesce a far fronte a tutti i problemi, grave è la situazione per le donne in gravidanza, che spesso non sopravvivono al parto o alle complicazioni.

Sul territorio dell’isola esistono anche una scuola nazionale, praticamente abbandonata, e una scuola protestante con una trentina di bambini, mentre la scuola parrocchiale è diventata quella di riferimento per tutte le famiglie. Spiega però che i bambini, una volta terminata la sesta, non hanno altre possibilità per proseguire gli studi sul posto, se non a Baradères, a Miragoâne o in capitale. Succede, infatti, che i bambini vengano dati in custodia ai parenti che vivono in altre località sulla “terra ferma”, che l’intera famiglia emigri o che nel peggiore dei casi (ma purtroppo non raramente) i bambini dati in affido per studiare vengano invece impiegati per i lavori domestici, siano vittime di abusi e soprattutto le ragazze diventino mamme a 13-14 anni. Non rari sono i casi in cui i bambini sono semplicemente costretti ad abbandonare la scuola. Viste queste complesse problematiche, tutta la comunità sta chiedendo alla parrocchia di aggiungere le classi mancanti dalla settima alla nona (equivalente alla quarta media).

Nel pomeriggio Père Castelly è contento di far visitare il villaggio, che secondo l’ultimo censimento del 2009 avrebbe circa 5600 abitanti dispersi sull’isola. I pescatori sono rientrati e aggiustano le reti, le signore anziane puliscono il pesce che mettono a essiccare al sole (l’unico metodo di conservazione in mancanza di refrigeratori), i bambini hanno già tolto la bella divisa e sono in tenuta da gioco (a piedi nudi e con una vecchia t-shirt), qualche signora lava i panni attingendo l’acqua da delle pozze stagnanti dove poco lontano sguazza un maiale, altri bambini sono impegnati a lavarsi nelle pozze … Colpiscono le condizioni igieniche molto precarie e i rischi per la salute comunitaria che si annidano in ogni angolo.

Lasciato il villaggio alle spalle, la vista si apre su di un terreno ricoperto da sterpaglie, che però si affaccia sul mare limpido: “Ecco il terreno della parrocchia!” ci comunica con orgoglio il parroco, senza nascondere la preoccupazione. Ci confida infatti, che la casa con il cortile in affitto sarà disponibile ancora solo per pochi mesi, così che il nuovo anno scolastico da settembre 2022 dovrà iniziare nella nuova scuola. Visitiamo il cantiere della nuova chiesa, che se completata almeno in parte, potrebbe accogliere varie classi. Due operai hanno appena terminato la giornata di lavoro per scavare un’enorme cisterna per l’acqua piovana, essenziale alla vita sull’isola. Poco più in là, le armature in ferro per i pilastri dell’edificio della nuova scuola spuntano direttamente dalle rocce del suolo … Tutto è però ancora solo un progetto, un sogno per la gioventù di questo villaggio dimenticato … L’umile consiglio da visitatori che condividiamo con Père Castelly è quello di terminare i lavori della cisterna per l’acqua e di ultimare almeno una parte della costruzione della chiesa, così da renderla una struttura multifunzionale.

Terminato il giro del villaggio ci avviamo verso terra arricchiti da un’ennesima esperienza, che ci mostra ancora una volta quanto il popolo haitiano sia capace di adattarsi e sopravvivere in condizioni davvero difficili. Arrivederci Grand Boucan, alla prossima visita con una giornata di formazione e una clinica mobile!

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