Per loro si trattava di passare qualche giorno di vacanza, in riva al mare, lontano dal caos di una delle zone più povere e insalubri di tutta Haiti, dove sono nati e cresciuti.
Si tratta di un comune nella circoscrizione della capitale, con una superficie di pochi chilometri quadrati, in cui vivono oltre 300’000 persone, ovvero come l’intera popolazione del Ticino. È situato in riva al mare, ma purtroppo anche se siamo ai Caraibi, l’acqua non è certo cristallina, dato che si trova vicino al porto e alla zona industriale, in linea con la pista di atterraggio dell’aeroporto internazionale.
I bambini di Cité Soleil hanno vissuto tutta la vita immersi nella spazzatura, in un clima torrido, molto inquinato e dominato da violente gangs che si dividono il controllo dei quartieri.
Il gruppo è stato raccolto da una suora francese, dell’ordine delle missionarie della carità (l’ordine di Madre Teresa), che da ormai 20 anni vive ad Haiti. Sono quasi tutti bambini maschi, abbandonati dai genitori troppo poveri per mantenerli che la suora spera un giorno di riuscire a riavvicinare alle famiglie di origine.
Subito pensiamo che potremmo passare con loro una mezza giornata facendo qualche gioco scaut in modo da offrire un momento di svago e magari qualche idea per delle attività nuove. Ne parliamo con i loro animatori i quali sono felici della nostra proposta.
Assieme a Mery decidiamo quali giochi proporre considerando che dobbiamo poterli spiegare in creolo e che non abbiamo a disposizione quasi niente: qualche pallone, delle bottigliette, una corda, dei nastri ricavati da una vecchia bandiera svizzera e le code fatte tagliando a strisce un sacco della spesa bucato.
Arrivati al centro ci dividiamo in due gruppi, io sto vicino ad un campetto da basket, Mery sulla spiaggia. Per formare le squadre i bambini devono cercare dei foglietti colorati che abbiamo nascosto. Subito siamo sorpresi dall’entusiasmo mostrato per questa semplice attività. Poi io comincio proponendo una partita a palla-mano. Ci vuole un po’ di tempo a far capire che con la palla in mano si possono fare al massimo 3 passi, ma poi si scatenano. Il sole picchia, ma l’energia in campo è tanta e qualcuno si scalda un po’ troppo. Facciamo una pausa e ne approfitto per spiegare l’importanza del rispetto delle regole, anche nella vita comune.

Per fare qualcosa di più tranquillo propongo il classico « un due tre stella stellina ». Questa volta approfitto della presenza di un animatore che capisce il francese per tradurre le regole. All’inizio faticano, ma poi sono talmente gasati che non vogliono smettere più.
Seguendo la mia tabella di marcia, propongo poi una partita al gioco delle code che assume una connotazione particolare dato che tutti avendo la coda pensano di essere una scimmia e come tale iniziano a muoversi nel campo da gioco.

Ultimo gioco per tranquillizzare gli spiriti più focosi, propongo dei tiri liberi con la grande sorpresa di usare un vero pallone da pallacanestro! Alcuni mostrano subito un talento innato, altri si vede che è la prima volta che lo fanno… Un ragazzo, per la foga di lanciare il pallone, spara una cannonata e il tabellone mezzo marcio va in frantumi.

Cambiamo le squadre e quelli che erano con me vanno dalla Mery con la quale si danno al tiro della fune, il trasporto dell’acqua e a staffette di vario genere. Si nota subito il grande bisogno di affetto che hanno vedendo come le si attaccano addosso.


Terminiamo i giochi con tutte le squadre assieme sulla spiaggia. Devono costruire una casetta con del materiale di recupero e valuteremo la più bella. Appena diamo il via scattano in giro a cercare rifiuti per i quali hanno un fiuto incredibile. La suora ci racconta infatti che per sopravvivere nella baraccopoli molti di loro raccoglievano e rivendevano rifiuti, soprattutto bottigliette.

Infine tutti sono felici di fare il bagno nel mare (compreso un ragazzo cieco!). Siamo stupidi che sappiano nuotare, a differenza della maggior parte degli haitiani. « Hanno imparato a nuotare nelle pericolose acque del porto tra le navi, dove molti hanno perso anche la vita » ci spiega la suora.

Quando annunciamo che stiamo per partire ci corrono in contro per salutarci; è commovente e ci viene voglia di portacene qualcuno a casa. Non abbiamo fatto molto, ma sicuramente hanno apprezzato che qualcuno dedicasse loro tempo, attenzione ed affetto e nonostante provengano tutti da situazioni estremamente difficili, ci hanno regalato una mattinata di gioia.
Li salutiamo, sperando di poterli andare a trovare un giorno a Cité Soleil…
Se fra un po’ organizzerete una sezione scaut, ho un’idea per il colore del foulard: azzurro con un triangolino bianco… Un abbraccio (anche ai ragazzini di Cité Soleil)