Haïti torna a tremare

Goudugoudu: è con questa parola che in creolo si dice “terremoto”, o meglio, si descrive il suono provocato dal sisma che nel 2010 aveva devastato Port-au-Prince. Il ricordo di quella catastrofe è rimasto fortemente impresso nelle memorie degli haitiani, tanto che il termine ormai ha rimpiazzato la parola tranbleman tè.

La mattina del 14 agosto alle 8.30 ore locali è stata percepita una violenta scossa sismica, che ha interessato soprattutto i dipartimenti del Sud, dei Nippes e della Grande-Anse. L’esperienza è stata forte, per chi lo viveva per la prima volta, e ha fatto riaffiorare brutti ricordi in tutta la popolazione.

Mentre sul posto non si riusciva ancora a realizzare quanto accaduto, le notizie iniziavano a raggiungere rapidamente l’Europa. Il sisma di magnitudo 7.2 ha avuto epicentro a 10 km di profondità, nel dipartimento del Sud, presso la cittadina di L’Asile. Le aree colpite però sono vaste e sparse un po’ in tutto il territorio, per lo più rurale e montagnoso, che si estende da Miragoâne fino al limite occidentale dell’isola,

Nella diocesi di Anse-à-Veau e Miragoâne le zone più colpite sono L’Asile, Baradères, Petit-Trou des Nippes, Arnaud, Anse-à-Veau e Plaisance, anche altre zone sono interessate in modo meno grave. Moltissime case, molte chiese e purtroppo anche molte scuole sono andate distrutte oppure sono molto danneggiate. Principalmente toccato dal terremoto è stato il Sud, soprattutto nel capoluogo Les Cayes. Anche la Grande-Anse ha subito molti danni e perdite umane ed è isolata dagli aiuti perché la strada principale che la collega Jeremie a Les Cayes è inagibile.

Les Cayes, dipartimento del Sud

Mentre il numero delle vittime continua a salire, chi ha perso la casa cerca di recuperare qualche oggetto dalle macerie e sistema un riparo provvisorio. Nelle scorse notti, per paura e viste le numerose scosse di assestamento, le famiglie hanno dormito all’aperto malgrado il passaggio della tempesta Grace.

Dopo l’esperienza del terremoto del 2010, il nuovo governo ha promesso di coordinare gli aiuti umanitari e la ricostruzione. Gli aiuti però tardano ad arrivare e quasi sicuramente non raggiungeranno le zone più rurali e isolate (già più povere).

Sul posto, la Chiesa locale svolge un ruolo importante di coordinamento, organizzazione, aggregazione, … Esempio è il parroco di L’Asile, che incontriamo mentre celebra il funerale di una vittima nel piazzale di quella che fino a pochi giorni fa era una bellissima chiesa con annessa casa parrocchiale e centro scolastico. La parrocchia diventa il punto di riferimento per tutto, così che Père Lucson distribuisce acqua potabile e razioni di cibo ai più poveri, mentre accoglie un gruppo di anziani e risponde alle domande di un reporter americano del New York Times.

La parrocchia di L’Asile

Haïti si mostra ancora una volta nella sua fragilità e nel suo dolore, che però è sempre anche speranza di ricostruire un luogo migliore.

7 thoughts on “Haïti torna a tremare

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  1. Carissimi,
    innanzitutto siamo contenti che voi state bene.
    Non abbiamo perso neanche una puntata del vostro blog. Aiuta tantissimo a capire una realtà della quale si sente parlare poco, solitamente solo dopo eventi estremi come uragani o terremoti. Ma conoscendo anche la vita degli haitiani il tutto diventa ancora più speciale. Da una parte leggiamo sulla povertà, l’istruzione, la criminalità, i rifiuti. Poi leggiamo sulle persone solari, generose, attive ad aiutare ci ha meno/niente. Grazie mille per portarci così vicino questa complessa realtà. È estremamente istruttivo e interessante e dà molto da pensare.
    Cari saluti
    Francesco e famiglia

    1. Caro Francesco, grazie per il tuo messaggio, che ci fa molto piacere. Continuate a seguire le attività della missione! Saluti a tutta la famiglia

  2. Carissimi,
    Le foto delle distruzioni fanno sempre impressione è per me vista la professione, mi fanno subito pensare a cosa è come fare… In questa situazione, la vostra missione subirà certamente delle conseguenze. Difficoltà negli spostamenti, mancanza di spazi, scuole chiuse…. Mille sfide giornaliere in più da affrontare per portare a queste persone la vostra solidarietà, il conforto e le vostre capacità. Penso che sia importante per la gente che vi conosce, vedervi presenti e attivi. Portate anche il vostro spirito scout… anche quello aiuta. Un grande abbraccio papà

    1. Caro Mauro, hai centrato esattamente i nostri sentimenti e le nostre preoccupazioni! Certo che il lavoro con le scuole dovrà essere adattato perché molte di esse sono danneggiate e anche alcune chiese dove facevamo gli incontri sono ormai inagibili. Stiamo sperimentando come la vicinanza, anche senza avere a disposizione molte risorse materiali, è la cosa più importante per queste persone. Ci adattiamo di giorno in giorno senza perdere la speranza e con la consapevolezza, che il lavoro di educare e formare non potrà essere distrutto dall’ennesima catastrofe naturale …

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